Il Progetto

IL PROGETTOPowerful women and outstanding children in Pre-Roman Umbria: Understanding inclusive societies with foreign peoples through an integrative approach of molecular anthropology, archaeology and virtual design” finanziato nell’ambito di un Progetto PRIN: 2022 PNRR (Prot. P2022LATB9) della durata di 24 mesi, ha come scopo comprendere le società inclusive con popoli stranieri attraverso un approccio integrativo di antropologia molecolare, archeologia e progettazione virtuale.

 Il progetto è articolato con tre unità di ricerca (Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo e il Dipartimento di studi umanistici. Lingue Lettere Beni culturali dell’Università degli Studi della Tuscia, Viterbo) e la collaborazione del Museo archeologico nazionale e Teatro romano di Spoleto e dell’Albert-Ludwigs-Universität Freiburg.

SINTESI DEL PROGETTO

Gli studi bioarcheologici dell’ultimo decennio hanno dimostrato l’importanza di approfondire il nostro passato attraverso approcci multidisciplinari, rivelando traiettorie biologiche e culturali nell’evoluzione umana finora completamente inesplorate. Un momento cruciale nella storia della penisola italiana è rappresentato dall’era preromana, quando il territorio italiano era abitato da popolazioni con lingue e tradizioni distintive, gli Italici. Attraverso l’utilizzo di un approccio bioarcheologico e multidisciplinare, questo progetto mira a far luce sull’ascendenza genetica, lo stile di vita, la dieta e la salute degli abitanti di una città preromana dell’Italia centrale, Spoleto (Umbria).

Il tesoro di reperti funerari raccolti dalle indagini archeologiche nella necropoli di Piazza d’Armi a Spoleto (2008-2011) ha aperto nuovi scenari sul ruolo delle donne e dei bambini in questa società tra la fine dell’VIII e gli inizi del VI secolo a.C. Inoltre, le attestazioni di nuclei allogeni all’interno della comunità, già ipotizzabili sulla base dei dati archeologici e confermati dalle nostre ricerche, sembrano indicare il ruolo di Spoleto come ponte con altre popolazioni italiche dell’Italia centrale. Le caratteristiche uniche della necropoli di Piazza d’Armi testimoniano la natura inclusiva di questo centro preromano, aperto ad accogliere stranieri nelle classi superiori della società e a conferire potere simbolico ai bambini.

Tre unità di ricerca (RU) sono coinvolte in questo progetto. Presso la RU dell’Università di Roma Tor Vergata, gli antropologi hanno analizzato i resti scheletrici di 52 individui provenienti da Piazza d’Armi, fornendo informazioni sui marcatori paleodemografici, morfometrici, occupazionali e patologici. Dagli stessi individui, le analisi biomolecolari (dalla paleogenomica alla metagenomica e alle misurazioni degli isotopi stabili) hanno fornito informazioni sull’ascendenza genetica, i modelli di mobilità, la salute e le abitudini alimentari. Ciò consente di approfondire importanti questioni archeologiche relative alle origini della popolazione di Spoleto e alla sua complessa struttura sociale, alcune delle quali sono già evidenti dai corredi funerari, ma che rimangono ipotetiche senza prove bioarcheologiche multidisciplinari convincenti.

Le due unità di ricerca delle Università di Urbino e Viterbo hanno rafforzato ulteriormente lo sforzo multidisciplinare di questo progetto affrontando da una prospettiva archeologica questioni relative alla parentela, ai rapporti familiari, alle relazioni sociali, alle classi aristocratiche e alla mobilità umana (in particolare delle donne e dei loro figli) a Spoleto.

Particolare attenzione è dedicata alla diffusione dei risultati, che prevede la nuova configurazione del Museo Archeologico di Spoleto attualmente in fase di progettazione. Sono stati realizzati diversi prodotti multimediali, tra cui ricostruzioni virtuali in 3D, per raccontare la storia del sito archeologico, illustrare i vari reperti, l’approccio multidisciplinare e i temi affrontati (mobilità, dieta, salute).